SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO UMBERTO TERENZI
Il circolo di Anagni del Partito della Rifondazione Comunista esprime totale solidarietà e sostegno al compagno Umberto Terenzi, assessore in giunta a Ceccano, vittima di una campagna provocatoria e diffamatoria orchestrata da dirigenti locali del Partito Democratico che attribuiscono al compagno Terenzi un’aggressione perpetrata ai danni del segretario comunale clamorosamente smentita dal diretto interessato e dallo stesso Sindaco Ciotoli. Vogliamo ricordare agli autori di questo tentativo di delegittimazione e diffamazione, che loro dovere sarebbe di portare le istanze dei cittadini che rappresentano all’attenzione dell’amministrazione affinchè se ne faccia carico invece di perdere il loro tempo a tentare di sfasciare un alleanza di cui fanno parte attaccando chi di questo elementare principio della politica ne ha sempre fatto e ne fa un caposaldo. Se non ne sono più capaci, e il loro comportamento ci induce a sospettarlo, si dedichino a qualcos’altro di più divertente per loro e di meno dannoso per chi lavora per i cittadini di Ceccano.
Quartieri di serie A e quartieri di serie C
Apprendiamo oggi dalla stampa locale in un roboante comunicato dei nostri noti amministratori, che il quartiere anagnino di Colle della Formica sarà prossimamente interessato da una serie di opere finalizzate alla sua riqualificazione. Bitumazione della strada, pulizia laterale, installazione di dispositivi rifrangenti, corrimano e quant’altro. Ci congratuliamo sinceramente con gli abitanti di Colle della Formica ma non possiamo che prendere amaramente atto che c’è un quartiere ad Anagni, denominato Tofe Pistone, che per usare un paragone calcistico, è inesorabilmente retrocesso in serie C. In serie B c’è sempre stato, perché se qualcuno non lo sapesse, Tofe Pistone è il quartiere “proletario”, il quartiere degli alloggi popolari, il quartiere dormitorio casa e lavoro per chi ha ancora un lavoro, il quartiere dimenticato, senza collegamenti decenti con il centro, senza centri di aggregazione sociale e di svago per i giovani e per gli anziani, senza neanche uno straccio di campo di calcetto o un abbozzo di parco giochi per i bambini. Una specie di quartiere fantasma, abitato però da cittadini in carne ed ossa. Che però non è degno neanche di veder sistemate decentemente le sue strade, strade peraltro transitate da gran parte dei cittadini anagnini, essendo Tofe Pistone, una “scorciatoia” per arrivare dal centro di Anagni a Osteria della Fontana e quindi sulla statale Casilina. Una strada in particolare, via Casale Stefanucci, che dal caseggiato delle case popolari arriva fin sulla Casilina immettendosi sulla rotabile San Francesco in prossimità del locale ufficio postale. Questo tratto di strada è trafficatissimo perché rappresenta una ulteriore scorciatoia per quanti vogliono evitare il tratto di Casilina che va dal bivio per Sgurgola a Osteria della Fontana, sempre congestionato. E il poter transitare su questa strada dà un contributo non trascurabile al decongestionamento di quel tratto di Casilina. Il problema è che via Casale Stefanucci è praticamente intransitabile, come documentato dalle immagini. Buche che sono crateri, sconnessioni, manto profondamente deteriorato.. Con le conseguenze che possiamo immaginare per le vetture di chi vi transita e con il potenziale pericolo per l’incolumità dei numerosi giovani che vi transitano a bordo di uno scooter.
E’ la serie C, cittadini di Anagni, cosa pretendete, un quartiere degno di una società civile? Questo esiste certamente, nei sogni e nei comunicati di fantasia dei nostri noti amministratori.
SIAMO TUTTI GUGLIELMO MADDE’
Il circolo anagnino di Rifondazione Comunista esprime la più totale solidarietà al compagno Guglielmo Maddè, raggiunto da un secondo avviso di garanzia per aver partecipato all’occupazione dell A1 in difesa dell’ospedale di Pontecorvo. Dopo il primo avviso di garanzia, relativo all’occupazione autostradale di qualche mese fa, la repressione torna a mostrare il suo volto ripescando un episodio risalente al 2008, episodio che ha visto il compagno Maddè, allora come adesso, in prima linea nel difendere il diritto alla salute dei cittadini.
VOGLIAMO DIRE A CHIARE LETTERE E RIBADIRE CON QUANTO FIATO ABBIAMO IN CORPO CHE CONDIVIDIAMO E APPROVIAMO NEI PRINCIPI E NEL METODO LA LOTTA DEL COMPAGNO MADDE’ E SIAMO AL SUO FIANCO IDEALMENTE NELL’OCCUPARE QUALUNQUE STRADA EGLI OCCUPI, QUALUNQUE SPAZIO RUBATO AI DIRITTI DI NOI TUTTI. IL DISEGNO REAZIONARIO CHE VUOLE TRASFORMARE LE LOTTE SOCIALI E IL CONFLITTO PER I DIRITTI IN UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO DA TRATTARE CON LA REPRESSIONE NON CI HA INTIMORITO IN PASSATO E NON CI INTIMORISCE ADESSO
LE LOTTE SOCIALI NON SI PROCESSANO
SIAMO TUTTI GUGLIELMO MADDE’
LE LOTTE DEI LAVORATORI NON SI PROCESSANO!
VENTIDUE LAVORATORI VIDEOCON CHE HANNO PARTECIPATO ALL’OCCUPAZIONE DI UNA STRADA PER DIFENDERE IL LORO POSTO DI LAVORO, QUINDICI PADRI E MADRI DI FAMIGLIA CHE HANNO POSTO I LORO CORPI E LE LORO FACCE, CIVILMENTE E PACIFICAMENTE, COME BARRICATA CONTRO IL FURTO DI UN LORO DIRITTO E DEI DIRITTI DI TUTTI,
SONO STATI CONDANNATI A 15 GIORNI DI CARCERE O A 3000 EURO DI MULTA
VERGOGNA!
RIFONDAZIONE COMUNISTA ESPRIME TUTTO IL PROPRIO SDEGNO E TUTTA LA PROPRIA SOLIDARIETA’ AI VENTIDUE LAVORATORI E A TUTTI I LAVORATORI VIDEOCON, AI QUALI FA APPELLO AFFINCHE’ SI STRINGANO ATTORNO AI LORO COMPAGNI.
SIAMO E SAREMO SEMPRE A FIANCO DEI LAVORATORI VIDEOCON E DI TUTTI I LAVORATORI CHE CORAGGIOSAMENTE LOTTANO PER DIFENDERE IL POSTO DI LAVORO, PER DIFENDERE UN DIRITTO CONQUISTATO CON LOTTE CHE SONO COSTATE SANGUE SUDORE E LACRIME.
NON CI SONO RIUSCITI ALLORA, NON CI RIUSCIRANNO ADESSO
LE LOTTE DEI LAVORATORI NON SI PROCESSANO!
NESSUNA SANZIONE PER I VENTIDUE OPERAI VIDEOCON!
Rifinanziamento scuola media in vista: scusate il ritardo!*
A FINE ANNO SI E’ SENTITO IL BOTTO!
BENTORNATO ONOREVOLE FIORITO!
ABBIAMO APPRESO DAI SUOI ROBOANTI MANIFESTI
CHE LA BEFANA CI REGALERA’ UNA NUOVA SCUOLA MEDIA!
EVVIVA!
L’ONOREVOLE FIORITO E’ TORNATO PIENO DI SOLDI!
PRIMA PERDONO IL FINANZIAMENTO
POI LO RICONFERMANO (CON UN ANNO DI RITARDO!)
TUTTI SAPPIAMO CHE:
IL FINANZIAMENTO DI QUATTRO MILIONI DI EURO
PER LA NUOVA SCUOLA MEDIA
FU STANZIATO DALLA GIUNTA MARRAZZO NEL LONTANO 2008.
GRAZIE ALL’AMMINISTRAZIONE NOTO,
CHE NON HA ADEMPIUTO
ALLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO E
ALL’INDIVIDUAZIONE DELL’AREA NEI TEMPI PREVISTI,
IL FINANZIAMENTO E’ ANDATO PERDUTO.
QUINDI:
PER TUTTO IL 2011 L’AMMINISTRAZIONE DOVRA’
CONTINUARE A PAGARE L’AFFITTO DEI LOCALI
DELL’ATTUALE SCUOLA MEDIA;
L’ONOREVOLE FIORITO NON HA NULLA DI CUI VANTARSI
PER QUESTO RIFINANZIAMENTO,
DOVREBBE SEMMAI CHIEDERE SCUSA AI CITTADINI
PER IL RITARDO DOVUTO ALL’INCOMPETENZA E ALLA
NEGLIGENZA DEI SUOI REFERENTI
CHE AMMINISTRANO LA NOSTRA CITTA’
*elaborato e distribuito congiuntamente da PRC, SeL e IdV il 05/01/2011

LA BEFANA DELLA POLVERINI
QUESTI I REGALI CHE TROVEREMO NEL 2011, GRAZIE ALLA FINANZIARIA REGIONALE APPROVATA DALLA GIUNTA POLVERINI:
AZZERAMENTO DEL FONDO PER IL REDDITO MINIMO GARANTITO
Istituito dalla Giunta Marrazzo, che permetteva ai disoccupati residenti nel Lazio, di età compresa tra i 30 e 44 anni, di usufruire di un reddito integrativo annuale fino a 7000 euro
- 45 MILIONI DI EURO PER L’EMERGENZA CASA
- 46 MILIONI DI EURO PER IL DIRITTO ALLO STUDIO
Sottratti principalmente alle borse di studio e ad altre forme di contribuzione agli studenti
- 17 MILIONI DI EURO PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
QUESTI PROVVEDIMENTI SI VANNO AD AGGIUNGERE ALLO SMANTELLAMENTO DELLA SANITA’ PUBBLICA NELLA PROVINCIA DI FROSINONE, CHE HA PORTATO ALLA CHIUSURA DI FATTO DELL’OSPEDALE DI ANAGNI.
E NON E’ TUTTO:
L’IMMINENTE ATTUAZIONE DEL COSIDDETTO FEDERALISMO FISCALE, APPROVATO DI RECENTE DAL GOVERNO BERLUSCONI, COSTRINGERA’ LE AMMINISTRAZIONI REGIONALI DEL CENTRO SUD, LAZIO COMPRESO, AD AUMENTARE LE TASSE PER FAR FRONTE ALLE MINORI ENTRATE CHE VERRANNO DALLO STATO.
E’ STATO CALCOLATO CHE NEL 2011 PER OGNI FAMIGLIA ITALIANA CI SARA’ UN AGGRAVIO DI SPESE FISSE DI 1000 EURO.
IL GOVERNO BERLUSCONI HA PRESO AI POVERI PER DARE AI RICCHI
LA GIUNTA POLVERINI SI PRENDERA’ QUEL POCO RIMASTO AI POVERI PER CONTINUARE A DARLO AI RICCHI
La vergognosa situazione della scuola elementare e materna di Osteria della Fontana
Il circolo anagnino di Rifondazione Comunista vuole denunciare, in seguito alla segnalazione di numerosi cittadini esasperati, la vergognosa situazione in cui versa la scuola elementare e materna di Osteria della Fontana. I lavori del cantiere edile adiacente hanno creato un pantano fangoso che i bambini, i genitori che li accompagnano e il personale scolastico sono costretti ad attraversare per accedere al sito. Inoltre il braccio della gru operante nel cantiere, nello svolgere le sue manovre invade lo spazio antistante la scuola con evidenti problemi di sicurezza per quanti vi transitano.
L’immondizia non viene evidentemente raccolta giornalmente: molto spesso, certamente in questi ultimi giorni, maleodoranti cumuli di immondizia non ritirata sostano nelle vicinanze dell’entrata della scuola. Dulcis in fundo, da diversi mesi il riscaldamento del sito scolastico funziona a giorni alterni lasciando spesso i bambini al freddo.
Come Rifondazione Comunista ci chiediamo e chiediamo soprattutto al sindaco Noto e all’assessore competente quale sia il loro grado di sensibilità di fronte al disagio di questi scolari, il cui diritto a una frequentazione scolastica dignitosa, civile e salutare è palesemente e gravemente compromesso; chiediamo al sindaco Noto e all’assessore competente se magari vogliano consolare i bambini per i disagi sofferti con un giro gratis nella pista di pattinaggio di Piazza Cavour, per la quale l’Amministrazione Comunale ha speso 18.000 euro, somma che a nostro avviso sarebbe stata meglio impiegata per risolvere qualcuno dei problemi di questa e di altre scuole anagnine, perlomeno il sistema di riscaldamento;
chiediamo al Sindaco e all’assessore competente se lo spazio esterno dell’edificio scolastico è in sicurezza rispetto ai lavori del cantiere adiacente e se i bambini e il personale della scuola debbano rassegnarsi a essere accolti ogni mattina da cumuli di immondizia. Nell’attendere dal nostro Sindaco oltre che una risposta, atti concreti, vogliamo sperare che questi atti concreti non si riducano a una processione nella quale la soluzione dei problemi sia affidata alla Divina Provvidenza, come è accaduto di recente per la vicenda dell’ospedale. I cittadini di Osteria della Fontana e i loro figli, già duramente penalizzati dai problemi di inquinamento che tutti conosciamo e più in generale dal completo e vergognoso disinteresse mostrato loro dall’Amministrazione Comunale, hanno bisogno di veder risolti i loro problemi, non della Divina Provvidenza.
SULL’OSPEDALE FATTI, NON CHIACCHIERE SINDACO!
LA DECISIONE DELLA PRESIDENTE DEL LAZIO RENATA POLVERINI DI CHIUDERE L’OSPEDALE DI ANAGNI, INSIEME AD ALTRI SEI NELLA PROVINCIA DI FROSINONE, HA SUSCITATO L’INDIGNAZIONE E LA MOBILITAZIONE, OLTRE CHE DEI CITTADINI ANAGNINI, DEL SINDACO E DELL’INTERA MAGGIORANZA CHE AMMINISTRA LA NOSTRA CITTA’. IL SINDACO SI E’ SCAGLIATO CONTRO LA SUA STESSA MAGGIORANZA DI CENTRO DESTRA IN REGIONE PROMETTENDO AI CITTADINI ANAGNINI CHE SI METTERA’ DI TRAVERSO CONTRO LA PRESIDENTE POLVERINI, CHE HA CONTRIBUITO A ELEGGERE, PER LA SALVAGUARDIA DELL’OSPEDALE ANAGNINO. NOI PRENDIAMO ATTO DI QUESTE PAROLE E PROVEREMO A CREDERE ALLA BUONA FEDE E ALLE BELLE PAROLE DEL SINDACO, CI PROVEREMO FINO AL MOMENTO, E QUESTO MOMENTO DEVE ARRIVARE NELLO SPAZIO DI UN ISTANTE , IN CUI IL SINDACO NON CI DIMOSTRERA’ CON I FATTI, CON UN GESTO CONCRETO, LA BUONA FEDE DELLE SUE DICHIARAZIONI. CARO SINDACO DI ANAGNI SE VERAMENTE VUOI OPPORTI ALLA DECISIONE DELLA TUA STESSA MAGGIORANZA POLITICA IN REGIONE CHE HA DECISO LA CHIUSURA DELL’OSPEDALE, DEVI RIMETTERE IL TUO MANDATO DI SINDACO E INSIEME A TE LO DOVREBBE RIMETTERE IL CONSIGLIERE FIORITO E GUIDARE I CITTADINI IN UN’INIZIATIVA FORTE CHE POSSA RIMETTERE IN DISCUSSIONE QUESTA FOLLE DECISIONE. SCANZANO INSEGNA: LI’ I SINDACI DI UN INTERO TERRITORIO, A PRESCINDERE DALL’APPARTENENZA POLITICA, FURONO A FIANCO DEI LORO CITTADINI NELL’OCCUPAZIONE DI UNA STRADA STATALE CHE DURO’ GIORNI, E SERVI’ AD IMPEDIRE CHE SCANZANO DIVENTASSE UN DEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI. PERCHE’ NON TI BASTERANNO DICHIARAZIONI DI FUOCO E GITE IN PULMAN ALLA REGIONE LAZIO. NON BASTERANNO A SALVARE L’OSPEDALE NE’ A GUADAGNARTI IL TITOLO DI STRENUO DIFENSORE DI
QUEST’ULTIMO.
NEL L’ATTESA DI QUESTO TUO GESTO, VOGLIAMO RICORDARTI E RICORDARE AI CITTADINI ANAGNINI QUANTO SEGUE:
- LA DECISIONE DI CHIUDERE L’OSPEDALE DI ANAGNI E’ STATA PRESA DALLA PRESIDENTE POLVERINI DOPO CHE IN CAMPAGNA ELETTORALE IL CENTRO DESTRA HA FATTO UN CAVALLO DI BATTAGLIA DELLA CHIUSURA DEL REPARTO DI OSTETRICIA DA PARTE DI MARRAZZO. IL CENTRO DESTRA DISTRIBUI’ PERFINO DELLE MAGLIETTE CON LA SCRITTA “VOGLIO NASCERE ANAGNINO”
- IL PIANO DI MARRAZZO PREVEDEVA, NONIOSTANTE LA CHIUSURA DEL REPARTO DI OSTETRICIA, L’AUMENTO DEI POSTI LETTO DAI SETTANTA ATTUALI A NOVANTA, CON CONSEGUENTE SALVATAGGIO DELL’OSPEDALE. ESISTE UNA DELIBERA IN TAL SENSO CHE LA NUOVA GIUNTA REGIONALE DI DESTRA HA VERGOGNOSAMENTE IGNORATO.
- COMUNI COME ALATRI E COLLEFERRO, IN CUI L’ANNO PROSSIMO SI VOTA, SONO STATI “CASUALMENTE” ESCLUSI DAI TAGLI DELLA POLVERINI
- L’UTENZA SANITARIA DEL LAZIO E’ STATA SUDDIVISA IN “MACROAREE”; LA MACROAREA DELL’INTERA PROVINCIA DI FROSINONE CON ESCLUSIONE DI CASSINO, HA COME UNICO RIFERIMENTO L’OSPEDALE UMBERTO I DI ROMA.
I PANNI SPORCHI DELLA FIAT: LA FIAT E IL FASCISMO
Le malefatte della Fiat ai danni della classe operaia cominciano nel 1899, anno della sua fondazione.
Ma il periodo più vergognoso della sua storia inizia alla fine della prima guerra mondiale.
Il “bottino di guerra” e i “sovrapprofitti di guerra”: sono anch’essi capitoli della storia Fiat. Ci saranno scandali, clamori di stampa, denunce, il tentativo di una commissione di inchiesta: ma la Fiat se ne infischia (del resto, ci sarà una provvidenziale sanatoria…).. E’ ormai una potenza economica dagli alti connotati “patriottici”, per via «della micidiale efficacia dei suoi nuovi prodotti bellici, la mitragliatrice, in primo luogo, e l’aereo veloce da ricognizione, il “Dio motore che ci portò sopra Trento”», come elogiava D’Annunzio.
Capitani d’industria, mercanti di cannoni. “Battere sul tempo i Consigli operai”, è la parola d’ordine di Agnelli a partire dal 1919. Ci riuscirà. Nel ’20 ci saranno le guardie bianche a proteggere gli stabilimenti; gli operai e i sindacati escono sconfitti dalla stagione dell’occupazione delle fabbriche. E le squadre fasciste, finanziate da Agnelli e soci, già hanno cominciato a incendiare le Camere del lavoro.
Fiat dominatrice. «Gigantesco apparato industriale, che corrisponde a un piccolo stato capitalista…, e imperialista, perché detta legge all’industria meccanica torinese, perché tende, con la sua produttività eccezionale, a prostrare e assorbire tutti i concorrenti; un piccolo Stato assoluto, che ha un autocrate: il comm. Giovanni Agnelli, il più audace e tenace dei capitani d’industria italiani, un “eroe” del capitalismo moderno». (Gramsci, L’Ordine Nuovo, marzo 1920).
Nel marzo 1923 Giovanni Agnelli – il nonno dell’Avvocato – è nominato senatore del Regno, «unico fra i grandi industriali italiani a beneficiare del laticlavio alla prima “infornata” del nuovo regime». Ha ben meritato a quanto pare, dal momento che «il Duce sa chi è l’onorevole Agnelli», uno che «ha dato moltissimo per la propaganda fascista sostenendo giornali rappresentanti la più vera espressione del Fascismo».
In effetti, per la Fiat Mussolini sarà un vero uomo della Provvidenza. Ormai battuto (da Agnelli, e dalle prime squadre fasciste) il movimento dell’occupazione (119 imprese di tutti i settori erano stati occupati e in quasi 90 stabilimenti erano stati insediati Consigli di fabbrica), schiacciate ed estromesse le commissioni interne e buttati fuori, causa licenziamento, 2600 operai (comunisti, socialisti, sindacalisti), per «il più perfetto stabilimento di stile americano» la strada è tutta in discesa. Dirà infatti di lì a qualche anno il Signore dell’Auto: «Il tempo sinistro del sovversivismo distruttore, che da noi culminò nell’episodio tragico dell’occupazione delle fabbriche, é passato per sempre. In quei giorni c’era da pensare di avere costruito sulla sabbia anche gli edifici più solidi del lavoro… Ma sorse Mussolini, il liberatore e il ricostruttore, e l’Italia che non poteva morire fu tutta con lui».
Proficuo connubio. La Fiat tutto chiede e tutto ottiene. Immediatamente é accantonata, come richiesto appunto da Agnelli e soci, tutta la spinosa faccenda delle tassazioni sui cosiddetti extraprofitti di guerra; la “pacificazione sociale”, come viene chiamata, può procedere con i connotati della schiacciante rivalsa degli industriali, la emarginazione dei sindacati, l’affermazione del corporativismo in funzione di rottura dell’unità di classe; e può procedere dentro la fabbrica, giorno per giorno, con la pratica dei «licenziamenti e delle riassunzioni a condizioni peggiori». Seppelliti i provvedimenti di confisca dei sovrapprofitti di guerra, abrogata la legge sulla nominatività dei titoli fin dal novembre 1922, arrivano a ruota l’alleggerimento delle imposte di ricchezza mobile e alcuni favorevoli ritocchi daziari. La reciproca collaborazione fra il regime e gli industriali è sancito dal Patto di palazzo Chigi già il 19 dicembre 1923, non si perde tempo.
Agnelli ha elargito soldi e benevolenza al Fascio locale – e durante il delitto Matteotti si è anche lui attenuto rigorosamente al “silenzio degli industriali” – ma non gratis, ovvio. Tra i benefici incamerati immediatamente dalla Casa torinese per mano del nuovo regime si può elencare (grosso modo): l’assorbimento della Spa avvenuto nel settembre 1924; il progetto di elettrificazione delle linee ferroviere con Milano e Genova; la partecipazione della Fiat alla Sip anche nel settore telefonico; la conclusione delle trattative per l’incorporazione della società Aeronautica Ansaldo; e soprattutto la costruzione di un’altra grande acciaieria Martin-Siemens.
Senza perdere tempo, si può anche elencare «la benevola udienza del governo per un trattamento doganale di favore nel rinnovo del trattato di commercio italo-tedesco; le trattative di Agnelli con Mussolini e Ciano del febbraio 1925 per l’aggiudicazione alla Fiat delle linee sovvenzionate dell’Alto Tirreno, già proprietà dell’Ansaldo; l’ingresso del gruppo torinese nel Consorzio delle Ferriere Nazionali all’ombra dei dazi protettivi…».
Eccetera. Insomma, un assai redditizio do ut des (ed è dell’ottobre 26 la costituzione della “Società Editrice La Stampa”, «il quotidiano finiva così sotto il diretto controllo, politico e amministrativo, del senatore»).
Le cose vanno a gonfie vele. Dopo la “501″, esce la “509″, un nuovo modello di vettura utilitaria. E’ il 1925 «e il fatturato aveva raggiunto in quell’anno l’importo di 1 miliardo e 260 milioni, una cifra d’affari superiore a quella di qualsiasi altra impresa meccanica europea».
Non per tutti sono rose e fiori. Per esempio non stanno benissimo – ma non è nuovo – i 35.000 operai Fiat. Sullo sfondo delle manovre per la rivalutazione della lira, in quegli anni, mentre il governo fascista decide per decreto la decurtazione del 10 per cento del salario, Agnelli taglia le maestranze e riduce l’orario lavorativo: il numero degli addetti scende a 30 mila e poi a 23 mila.
Il lucro, comunque, prospera. Negli stessi anni la Fiat si intasca centinaia di milioni (dell’epoca!) sottratti con destrezza al Tesoro in seguito all’affare del prestito americano; ottiene ulteriori premi fiscali e, quello che più conta, incassa il primo grosso provvedimento protezionistico. C’é infatti il reale pericolo che la Ford arrivi in Italia con le sue auto, Agnelli corre ai ripari: ed ecco che Mussolini in persona vara una legge straordinaria la quale, «includendo l’industria automobilistica tra le attività interessanti la difesa nazionale», impedisce lo smercio di macchine non costruite integralmente in Italia.
Non è che un primo passo, l’intero commercio estero diventerà materia corporativa a favore esclusivo dei grandi gruppi industriali, Fiat in testa: si inaugura l’era dei premi per le esportazioni e del contingentamento stretto delle importazioni. A totale beneficio del Signore dell’Auto: la “Balilla” – che esce nell’aprile del 1932 – è graziosamente esentasse (cioè non paga tassa di circolazione) per più di un anno; la prima autostrada Torino-Milano, chiesta dalla Fiat, viene fatta anche se falcidia le casse dello Stato; i superdazi su certi prodotti esteri, vedi caso gli autoveicoli, arrivano persino al 200%. Per di più, non mancano le rimostranze di Agnelli in persona contro il governo, a causa del ventilato rilancio delle ferrovie…
In sostanza, in pochissimo tempo, il regime significa per la Fiat la conquista di una economia di monopolio, la “cartellizzazione” coatta del mercato.
Non per questo la Fiat rinuncia a licenziare e a torchiare i salari (anche introducendo il famigerato sistema Bedaux, un marchingegno di sfruttamento spinto). «Alla fine del 1930 i salari di tutti gli operai italiani – annota Valerio Castronovo (“Giovanni Agnelli”, Einaudi) -venivano ridotti d’autorità dell’8 per cento. Ma già da alcuni mesi la Fiat aveva proceduto a massicci licenziamenti. Prima ancora della fine dell’anno, tremila operai venivano allontanati dalla Sezione Automobili, altri quattrocento dalla Spa; e nuclei non meno consistenti seguivano la stessa sorte nei diversi stabilimenti della casa torinese, contribuendo ad ingrossare le file della disoccupazione, che arriverà a superare a Torino, in pochi mesi, la cifra di trentamila persone».
Verrà il tempo delle 5.000 mitragliatrici. Quelle per l’Abissinia, dove vennero impiegati anche i velivoli C32 e i nuovissimi camion poi ribattezzati “gli autocarri della vittoria”; quelle per l’appoggio a Franco nella guerra di Spagna (commesse militari per oltre 42 milioni di lire, che prevede la consegna, tra l’altro, di 51 velivoli); e quelle per la Seconda guerra mondiale che ormai è alle porte.
Già nel settembre 1939 «Agnelli aveva inviato Valletta a Roma per assicurare il “duce” che, in caso di mobilitazione, la produzione delle vetture di piccola cilindrata avrebbe potuto essere convertita integralmente in lavorazioni di impiego militare entro sei mesi».
Il mondo brucia, ma gli affari sono affari. «Paolo Ragazzi, che fu dirigente della Fiat in epoca fascista e stretto collaboratore sia di Agnelli che di Valletta – scrive Alain Friedman (“Tutto in famiglia”, Longanesi) ha rievocato incontri con ufficiali della Wehrmacht a Torino, numerose visite nella Germania nazista, e l’importanza che la Fiat dava a questi contatti. Ma, sottolineava Ragazzi, Agnelli e Valletta cercavano di fare affari con tutti, dai nazisti ai francesi. Ed è vero che durante la guerra la Fiat mantenne contatti con i nazisti, i fascisti, gli alleati, la Resistenza. Non c’era tempo per scrupoli ed ideologie. Gli affari erano affari, e niente era più importante dei profitti dell’azienda».
Sono gli operai, obbligati con orari vessatori e salari sempre di fame alla produzione bellica, a dare il segnale della rivolta. «La mattina del 5 marzo alla Fiat Mirafiori si iniziava lo sciopero. In tutti i reparti il lavoro cessava e la maestranza si raggruppava: “Vogliamo il carovita! Vogliamo vivere in pace”». Poi, il 16 agosto la truppa apre il fuoco contro gli operai della Fiat Grandi Motori, che per primi hanno iniziato ” lo sciopero della pace” e sette lavoratori restano feriti. Il giorno dopo per protesta settemila operai incrociano le braccia, e poi gli scioperanti diventano 35 mila. Nella Torino occupata dai nazisti, i lavoratori Fiat scioperano anche il 1 dicembre 1944, sotto i fucili degli uomini del generale delle SS Zimmermann che minaccia dure rappresaglie. Una grande pagina di una grande classe operaia.
A Liberazione avvenuta, Agnelli e Valletta subiranno una sentenza di epurazione da parte del Cln. Ma pochi mesi dopo, auspici gli Alleati, tutto finisce in bellezza, Agnelli e Valletta tornano al loro posto.
Cambiano i tempi, non i metodi. «Con l’inizio del 1953 cominciarono ad arrivare gruppetti di operai, e l’officina ebbe la sua brava sigla, Osr, Officina Sussidiaria Ricambi. Balzava agli occhi il colore dei nuovi arrivati: tutti rossi, compresi i capi, provenienti dalle più svariate sezioni Fiat. Dell’Osr si cominciò allora a parlare sui giornali di sinistra e la Camera del Lavoro denunciò la creazione di un’apposita “officina confino” da parte dell’azienda». La storia della Osr, Officina Sussidiaria Ricambi, diventa da questo momento la storia dell’Osr, Officina Stella Rossa, la lunga storia della caccia al comunista, al socialista, al sindacalista dietro i cancelli della Fabbrica-Mito.
La storia si ripete, tra licenziamenti, ostracismo e schedatura dei rossi, sindacato giallo, cassa integrazione a go go, anni 70, anni 80, anni 90, Terzo Millennio… La Fiat è diventata un Impero. Un gruppo che controlla un quarto dell’intero mercato azionario, conta 569 controllate, 190 consociate.
Car fluff: l’opposizione “istituzionale” si sveglia e scopre l’acqua calda. E dimentica qualcosa.
Prendiamo atto che i gruppi consiliari anagnini del Partito Democratico, della lista Sansoni, di Sinistra Ecologia e Libertà e dell’ U.D.C., prendono ufficialmente posizione sulla vicenda Marangoni/car fluff. Meglio tardi che mai. Ma c’è qualcosa che non torna. Innanzitutto esprimere quei no quando la vicenda sta arrivando alle sue conclusioni ha la stessa valenza, appunto, dello “scoprire l’acqua calda”. Ma la cosa più importante e più grave, a nostro avviso, è che nel comunicato congiunto non si fa alcun cenno al lavoro svolto dalla rete delle associazioni ambientaliste anagnine, alle loro denunce, alla loro controinformazione, lavoro che ha creato ad Anagni un minimo di coscienza civile e di sensibilità ambientalista tra i cittadini dando vigore e incisività alla battaglia ancora in corso. Addirittura il comunicato chiude con i seguenti “postulati”:
“Il dilettantismo e la demagogia hanno trionfato e oggi il pericolo vero è che la Marangoni non trovi nel suo percorso contestazioni credibili e inoppugnabili.
Una delle verità è che la lotta all’inquinamento non si improvvisa.
Dopo 10 anni di nulla sulla questione ambientale. Dopo 10 anni in cui l’inquinamento non è stato fermo ed assente come l’Amministrazione che governa Anagni il timore è che a questo appuntamento ci si presenti disarmati e con il rischio serio di essere sconfitti ”.
Chi sarebbero i dilettanti e i demagoghi, le associazioni anagnine, le uniche che hanno dato battaglia contro l’inceneritore?
E inoltre, ma oltre all’amministrazione, non credono i compagni e gli amici dell’”opposizione istituzionale” che in quanto a immobilismo e assenza di iniziative siano stati dei concorrenti all’altezza dei nostri amministratori?.
Per chiudere ricordiamo ai compagni e agli amici dell’”opposizione istituzionale”, che esiste ad Anagni un’altra opposizione, meno istituzionale perché è fuori dal Palazzo, ma che si è resa sicuramente più utile mettendo se non altro i propri Consiglieri Regionali a disposizione delle associazioni ambientaliste anagnine, cosa che viene riconosciuta da queste associazioni a Rifondazione Comunista e all’Italia dei Valori.
Nel centro sinistra tutti si riempiono la bocca di “ricostruire la coalizione per preparare l’alternativa a Noto e compagni”. Con queste premesse sarà dura, quasi come la battaglia contro il car fluff.


























